martedì 22 marzo 2011

Falsi sinistri liquidati sotto pressione di criminali: rischio licenziamento


Costituisce illecito disciplinare il ripetuto pagamento di indennizzi da parte del liquidatore dipendente da una società di assicurazioni, con pacifica irregolarità delle relative procedure ed a causa di attività estorsiva da parte di associazioni delinquenziali, quando il liquidatore non abbia tempestivamente informato dei singoli fatti, ossia delle pressioni ricevute, il datore di lavoro, né gli organi di polizia e quand'anche la detta attività delinquenziale costituisse fatto genericamente notorio.
Il dipendente di una compagnia assicurativa che liquida sinistri falsi o sospetti può essere licenziato qualora non abbia tempestivamente informato la società delle pressioni ricevute dalla criminalità organizzata.
È quanto ha sancito la sezione Lavoro della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6023 depositata lo scorso 15 marzo.
99 sinistri mai avvenuti o gravemente sospetti, per giunta in violazione delle procedure liquidative predisposte dalla società costano il licenziamento al liquidatore di una compagnia assicurativa, benché la liquidazione sia avvenuta su pressione della criminalità organizzata.
In appello però, la Corte territoriale, riformando la decisione di primo grado, decide per l’illegittimità del licenziamento, data la consapevolezza in merito alle pressioni da parte dei vertici aziendali.
Contro questa sentenza la società assicuratrice ricorre per cassazione. L'imperversare della criminalità non vale come esimente della condotta del lavoratore. Per la Cassazione, l'imperversare della criminalità non può rappresentare una causa di giustificazione della condotta individuale del lavoratore, contestualmente alla riprovazione verso i comportamenti datoriali, e giustificare la reiterata liquidazione di falsi sinistri, senza che il lavoratore richieda un tempestivo intervento dei qualificati organi societari ovvero si rivolga, per la denuncia dei singoli casi, ai competenti organi di polizia giudiziaria.
Rischia pertanto il licenziamento se non avvisa la compagnia assicurativa delle pressioni ricevute.

(Da avvocati.it del 22.3.2011)