venerdì 12 novembre 2010

Riforma della legge forense, la storia infinita

di Elio Di Rella (Responsabile Dipartimento avvocati Associazione Liberi Professionisti)

Il Parlamento Regio dopo soli 14 anni dalla proclamazione dell'Unità d'Italia, uniformò le disparate discipline degli Stati pre-unitari e diede all'Avvocatura una legge organica. Il Parlamento fascista approvò una prima riforma nel '26 e, poi, nel '33 la legge tuttora in vigore. Il Parlamento repubblicano, in oltre 60 anni non è riuscito a varare una nuova legge forense ed è possibile che neanche questa sia la volta buona. La votazione sulla riforma procede a rilento ma, salvo imprevisti agguati dei senatori vicini alla Confindustria e la possibile caduta del Governo, potrebbe essere approvata dal Senato prima del Congresso  nazionale forense. Occorrerà valutare a fondo, non solo lo schema generale della legge che non dovrebbe essere stravolto ma gli effetti, sul ceto forense e sulla collettività, di alcuni emendamenti dissennatamente approvati da un Senato nel quale non mancano avvocati che avrebbero dovuto conoscere le tematiche connesse alla riforma (senatores boni viri senatus mala bestia ?). Se l'impianto della legge risulterà salvo, la riforma, con le sue luci ed ombre, deve essere ancora fortemente sostenuta al fine di ottenerne l'approvazione dalla Camera prima che cada questa traballante legislatura. Chi ha seguito in questi anni il succedersi dei disegni di legge è consapevole dei gravissimi pericoli corsi, sa quanto fu faticoso eluderli e che il disegno di legge all'esame delle Camere è quanto di meglio si potesse sperare, considerato che è stato necessario contemperare esigenze ed interessi contrapposti con ragionevoli mediazioni.        Il ripristino dei minimi tariffari vincolanti, la riserva della consulenza stragiudiziale agli avvocati, il divieto del patto di quota lite, la profonda modifica del sistema disciplinare, lo sbarramento alle società di capitali, la revisione delle modalità di accesso costituiscono irrinunciabili capisaldi nell'interesse non di una corporazione ma dell'intera collettività che non può consentire che la tutela dei diritti del cittadino sia affidata a soggetti non responsabilizzati, privi della indispensabile preparazione, non adeguatamente formati professionalmente o addirittura ad investitori il cui unico obiettivo sia l'utile d'impresa. Quelli, per intenderci, le cui associazioni di riferimento hanno propalato notizie false e tendenzionse alimentando, anche all'interno dell'Avvocatura, dissensi che una lettura attenta delle norme avrebbe potuto evitare. Varata la legge potremo poi chiedere negli anni futuri ritocchi migliorativi.  Dalla nave congressuale giunga al Parlamento una incitazione marinaresca: avanti tutta!  

(Da Mondoprofessionisti del 12.11.2010)