lunedì 15 luglio 2013

ANAI: “Stralciare Giustizia dal decreto fare”



"Dall’estensione e dai contenuti degli emendamenti e dalla stessa relazione della Commissione giustizia si può ricavare quanto sia sbagliato affidarsi ad un decreto legge per qualsiasi intervento che possa riguardare la giustizia" ha dichiarato il presidente Anai Maurizio De Tilla. "Oggi, come per il passato, - ha continuato De Tilla - si ha la riprova di come sia difficile varare norme serie ed appropriate in tema di giustizia se non dopo un’efficace concertazione con le rappresentanze dell’avvocatura. Il decreto del Fare contiene provvedimenti che si qualificano urgenti, ma che saranno deleteri per il buon andamento della giustizia". Ne è riprova (almeno in parte) lo stesso parere rilasciato dalla Commissione Giustizia della Camera dei Deputati. - ha continuato il presidente Anai - La proposta conciliativa inserita come dovere del giudice nel corso del processo contrasta con il principio che il giudice non può anticipare il proprio giudizio nel corso della causa, tanto più che viene previsto che il rifiuto della proposta transattiva o conciliativa del giudice costituisce comportamento valutabile ai fini del giudizio. Allo stesso modo è privo di qualsiasi logica prevedere che la motivazione della sentenza possa fare esclusivo riferimento a precedenti conformi o essere formulata sulla base del mero rinvio a contenuti specifici degli scritti difensivi o di altri atti di causa. Questo, tra l'altro, é in contrasto con quanto si è in precedenza previsto dal Legislatore stabilendo che l’appello deve essere più articolato e riferito ai singoli argomenti della motivazione della sentenza che si impugna. Appare, poi, di nessuna consistenza logica la concentrazione negli uffici giudiziari d’Italia più intasati, quali sono quelli di Milano, Roma e Napoli, delle controversie civili nelle quali è parte una società con sede all’estero. Tanto più che la previsione legislativa è motivata con l’esigenza di snellire i processi e favorire gll investimenti nel nostro Paese. Il Ministero della Giustizia insiste inoltre nella media conciliazione obbligatoria che è già fallita ed ha determinato solo costi e pregiudizi notevoli per i cittadini. Un istituto che non è presente, con le caratteristiche italiane, in alcun paese d’Europa". "Ad un fallimento già accertato se ne aggiungerà sicuramente un altro - ha concluso De Tilla - Ad una pronuncia di incostituzionalità ne seguirà un’altra. Non si comprende, peraltro, per quale ragione il Governo Letta intenda accontentare le società private che sull’istituto della mediaconciliazione hanno investito risorse per lucrare vantaggi e guadagni, senza alcun beneficio per la giustizia".

(Da Mondoprofessionisti del 15.7.2013)