sabato 19 gennaio 2013

Kit per vedere satellite senza abbonamento: 4 mesi di reclusione


Con la sentenza n. 48639/2012, la Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un venditore di apparecchi elettronici.
Il caso. Un venditore di dispositivi per l’accesso ad un servizio televisivo criptato viene condannato a 4 mesi di reclusione e al pagamento di 2mila euro di multa, per aver venduto un kit che consentiva, a chi aveva legittimamente un decoder, di dividere i dati criptati su altri apparecchi televisivi. Ricorrendo per cassazione, l’uomo lamenta la mancata considerazione del fatto che tali apparecchiature potessero essere utilizzate anche per fini leciti e la mancata dimostrazione della sua volontà di venderli per motivi illeciti.

Il giudizio di legittimità. La Suprema Corte, nel rigettare il ricorso, ricorda che l’art. 171-ter, lett. f), legge n. 633/1941, sanziona chi «fabbrica, importa, distribuisce, vende, noleggia, cede a qualsiasi titolo (…) attrezzature, prodotti o componenti, che abbiano le prevalente finalità o l’uso commerciale di eludere efficaci misure tecnologiche», destinate a impedire o limitare l’accesso al servizio da parte di soggetti non autorizzati dal fornitore del servizio stesso. Atto illecito si ha anche se tali kit siano «principalmente progettati, prodotti, adattati o realizzati con la finalità di rendere possibile o facilitare l’elusione di predette misure».. Nel caso specifico, la corte territoriale ha correttamente ritenuto che lo «Sharer Master 3 consente di bypassare la misura limitativa e di moltiplicare la ricezione del segnale per mezzo di pseudo smart card alloggiate in ulteriori decoder privati collegati al dispositivo elettronico». Anche se il possesso del decoder è legittimo, non viene esclusa «la natura abusiva delle utilità conseguibili dall’abbonato con l’impiego di detto kit». Infine, la Corte si accorge che sono decorsi i termini per far cadere il reato in prescrizione, ma non può farla valere d’ufficio, poiché il ricorso è inammissibile e perché l’imputato, in secondo grado, aveva chiesto solo l’assoluzione e in subordine la riduzione della pena.


(Da avvocati.it del 18.1.2013)