venerdì 20 dicembre 2013

GLI AVVOCATI BOCCIANO IL PACCHETTO GIUSTIZIA

Cnf: Il più radicale dissenso sul disegno di legge delega.
Anai: un governo di saltimbanchi e di giocolieri
che vuole una giustizia farsa.
Anf: si spara sulla figura dell'avvocato.
Oua: totale ignoranza dei reali
problemi che investono imprese

Il mondo forense boccia lo schema di disegno di legge che delega il Governo all'emanazione di disposizioni riguardanti il processo civile approvato dal Consiglio dei Ministri. In particolare il Cnf esprime il proprio radicale dissenso sul provvedimento in generale e la ferma riprovazione per taluni dei suoi contenuti. Il disegno di legge, il cui studio il Cnf si riserva di approfondire, si pone in contrasto con l'iniziativa assunta dal Ministro della Giustizia, non più tardi del giugno di quest'anno, con la costituzione di una Commissione mista di avvocati, magistrati e professori universitari presieduta dal professor avvocato Romano Vaccarella, per formulare proposte di interventi su processo civile e mediazione nell'ambito di un progetto organico volto ad eliminare le criticità prodotte dagli interventi estemporanei succedutisi negli anni; nonostante la commissione stesse per sottoporre il suo progetto, il Ministro ha contraddetto sé stesso facendosi promotore di modifiche nuovamente estemporanee, scollegate da una visione di insieme, causa di ulteriori criticità. Lo schema di ddl delega, deliberatamente elaborato ancora una volta senza tener conto dell'avvocatura in contrasto con l'articolo 35, comma 1, lett. q) della legge n. 237/2012 (legge di riforma dell’ordinamento forense), esprime un pregiudizio infondato e sgradevole nei confronti della categoria degli avvocati visti come causa prima delle lungaggini del processo, aggiungendo alle norme che hanno sin qui punito la professione con previsioni di decadenze, inammissibilità, riduzione di compensi, quella sulla solidarietà del difensore con l'assistito per i casi di condanna ex articolo 96 del codice di procedura civile (cosiddetta lite temeraria) così ignorando, tra l'altro, un principio elementare di diritto e di etica che vuole distinto il ruolo del difensore da quello dell'assistito. Desta sconcerto la previsione per cui il giudice motiva la sentenza solo se chi lo richiede paga prima un nuovo balzello pari alla metà del contributo unificato previsto per l'appello. Pur in presenza di altre norme che, prese isolatamente, possono contribuire a snellire il processo e l'attuazione della sentenza, è riprovevole il metodo seguito ed il pregiudizio alimentato nei confronti della categoria la quale si è sempre - ma inutilmente - dichiarata disponibile all'interlocuzione col Ministero offrendo la sua collaborazione all'elaborazione di progetti organici di riforma rifiutando la casualità e l'estemporaneità che invece caratterizzano l'azione governativa in materia. Duro anche il giudizio dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura. L’Oua nei prossimi giorni renderà pubblico anche un documento complessivo di analisi e di proposte che verranno inviate al Parlamento. Per Nicola Marino, presidente Oua, l’intervento del Governo dimostra l’assenza di una strategia di riforma efficace del processo civile e una totale “ignoranza” sui reali problemi che investono imprese e cittadini: «È un passo indietro, sempre nella direzione della rottamazione della nostra giustizia civile. Le principali misure contenute nel ddl di legge delega sono state “vendute” ai mezzi di comunicazione come il rimedio alle evidenti lungaggini dei procedimenti nel nostro Paese, ma in realtà sono una “lista della spesa” infarcita di norme sbagliate ed inutili come sempre a “costo zero” (come si precisa nell’ultimo articolo del ddl)». Il presidente dell’Oua quindi, va nel merito del testo: «Inaccettabile la motivazione a pagamento assolutamente in contrasto con l’articolo 111 (comma 6) della Costituzione. Così si limita la possibilità per una vittima di poter ricorrere contro una sentenza sbagliata, se non pagando ulteriormente per la tutela di un diritto. Giudizio negativo anche per la previsione del giudice unico in appello per alcune materie e per le cause pendenti da oltre tre anni: anche in questo caso assistiamo a una maggiore decisionalità in capo al magistrato e, visto l’enorme arretrato, di fatto ritorneranno in campo proprio quegli “ausiliari”, oltretutto mai assunti e sui cui criteri di qualità nel reclutamento vi sono parecchie criticità. Sul cosiddetto “appello veloce”: si punta sulla riduzione della capacità di revisione da parte del magistrato, che viene spinto a rifarsi direttamente a quanto stabilito nel precedente grado senza analisi critica. Inoltre, in questa visione “kafkiana” del processo, il magistrato può anche decidere se una causa è “temeraria”, o no. A scapito di un avvocato che si vedrebbe costretto a pagarne economicamente le conseguenze in solido con il proprio cliente che, oltretutto, è il titolare del diritto in contestazione. Quindi, un altro enorme potere di decisione affidato alla discrezionalità o arbitrarietà giudice. Infine, sinteticamente: negativa la valutazione sugli articoli relativi ai beni pignorati e alle garanzie mobiliari: il Governo nel comunicato che ha reso pubblico ha dimenticato di segnalare che per i cittadini-creditori aumenteranno i costi. Così da essere vittime due volte. Purtroppo – conclude Marino – questo Governo invece di costruire e definire riforme efficaci per il buon funzionamento della giustizia, insiste nell’assoluta mancanza di volontà di dialogo con l’avvocatura, privilegiando la ricerca di titoli ad effetto, non ultimo “Destinazione Italia”. Dove è finito il processo telematico, per fare solo un esempio? In questo modo, non solo non saremo in grado attrarre le imprese straniere, ma faremo scappare anche quelle italiane. Questo nuovo “processo incivile” è un danno per tutti i cittadini. Ci rivolgiamo al Parlamento: si intervenga e si modifichi questo provvedimento». Forti  perplessità sulle misure varate dal Consiglio dei Ministri sul processo civile, vengono espresse dal segretario generale dell’Associazione Nazionale Forense,  Ester Perifano.  “Anche il governo delle larghe intese – dice la Perifano -   spara sulla figura dell’avvocato, e utilizza il settore dell’amministrazione della giustizia come il salvadanaio da cui attingere, a spese ovviamente del cittadino e delle imprese. C’è una cronica e irrefrenabile bulimia legislativa di ogni governo che si alterna da qualche anno a questa parte sui temi attinenti la giustizia: questo disegno di legge - continua Perifano - giunge infatti a poco più di tre mesi dalla reintroduzione della ‘obbligatorietà temperata’ della media conciliazione quale requisito di ammissibilità del processo civile in numerose e delicate materie, a poco più di un anno dalla riforma del giudizio di appello, a poco più di un anno dalla quarta nell’arco di meno di 10 anni modifica delle regole del ricorso per cassazione, a poco più di un anno dalla entrata in vigore della riforma del rito del lavoro. La sensazione di una macchina che giri a vuoto tra gli addetti è netta. E ora – aggiunge Perifano - dal Governo arrivano altre novità che fanno scuotere la testa a chi le aule dei tribunali le frequenta quotidianamente: si prospetta una norma per la ‘sentenza semplificata’ che prevede che il Giudice possa rimettere alle parti la scelta se richiedere la motivazione estesa ai fini della impugnazione della sentenza, previo pagamento di una quota del contributo unificato dovuto per il giudizio successivo, che altro non è che una sorta di sentenza a pagamento. Si propone poi una norma sulla possibile responsabilità solidale dell’avvocato nel caso di condanna per lite temeraria. E ancora una volta si vuole “punire” solo e soltanto gli avvocati, quali responsabili unici del degrado della giustizia. È una norma ingiustificata, immotivata, inaccettabile, che macchia irrimediabilmente l’intero provvedimento, perché le riforme hanno un senso e funzionano se servono per qualcosa, in questo caso per la tutela dei diritti e del cittadino, non già contro qualcuno. Per il resto del provvedimento si tratta di proposte di ben poco rilievo, di efficacia discutibile e di orizzonte limitato e parziale – conclude Perifano. L’Anai, Associazione Nazionale Avvocati Italiani, accusa il governo di essere “un governo di saltimbanchi e di giocolieri che vuole una giustizia farsa e un giudice senza responsabilità. Invece di intervenire sull’organizzazione della giustizia implementando il processo civile telematico su tutto il territorio – osserva il presidente Anai, Maurizio de Tilla - invece che incrementare i giudici ed attrezzare la giustizia con mezzi e risorse, il Governo Letta-Alfano e, per esso, il Ministero della Giustizia se ne inventa una ogni tre-quattro mesi. Stavolta attacca frontalmente il processo civile autorizzando i giudici a depositare sentenze senza alcuna motivazione (che si può chiedere solo a pagamento), oppure scrivere sentenze con motivazione succinte oppure “di riporto” con un semplice richiamo alla sentenza di primo grado (senza nulla aggiungere).  Un processo farsa che agevola il lavoro dei giudici che, dopo un complicato ed estenuante processo, possono limitarsi a non fare niente se non la stesura di un dispositivo di poche righe (ad esempio: rigetta la domanda, accoglie la domanda: punto e basta). Così si premiano i giudici che non hanno voglia di lavorare e che faranno grande uso delle facoltà di decidere senza addurre argomenti. Un processo farsa che non esiste nemmeno nei paesi del terzo mondo o dei paesi retti da una dittatura. Ma vi è di più – aggiunge de Tilla - . Ecco un’ulteriore trovata del Governo di ristrette intese: il giudice può condannare l’avvocato a pagare le spese di causa insieme al cliente. Il che può realizzare una vera e propria azione di rivalsa dei giudici verso gli avvocati esigenti e non graditi. Demoliti mille uffici giudiziari con un milione di cause pendenti che non troveranno mai esito, reintrodotta la obbligatorietà della media conciliazione per un numero sterminato di materie senza alcun risultato concreto, prosegue con ulteriori interventi il “gioco dell’oca” del Governo che riesce a realizzare finalmente il suo sogno: spezzare le regole del contraddittorio e della giustizia conferendo ai giudici un potere immenso senza responsabilità. Ma se un gioco deve esserci, perché non abolire del tutto il processo civile e tornare alla prima casella cancellando il diritto dei cittadini ad agire in giudizio? Non occorre nemmeno modificare l’art. 24. – conclude de Tilla - Basta appellarsi al Superpotere del Capo dello Stato”. Una voce fuori dal coro, quella dei giovani avvocati italiani che promuovono il "Pacchetto carceri" ed esprimono soddisfazione per l'accoglimento delle richieste formulate sull'affido terapeutico e l'istituzione del Garante nazionale dei detenuti. Da Aiga arriva però anche un pressante appello ad abbandonare la logica degli "interventi- ritocco", formulando un piano di soluzioni strutturali. «Siamo confortati – osserva il Presidente dell’Aiga, Nicoletta Giorgi - dalla sensibilità mostrata dal Governo per il problema del sovraffollamento carcerario, ma non è più rinviabile una riforma organica di tutto il sistema penale, sia sostanziale che processuale. Certamente positiva appare la rivisitazione degli istituti della liberazione anticipata, che contempla un aumento dello "sconto" di pena per buona condotta da 45 a 75 giorni per ogni 6 mesi di detenzione». L’Aiga promuove anche la scelta di un maggiore utilizzo del braccialetto elettronico: «Uno strumento – commenta Giorgi – oggi esistente solo sulla carta, che può essere utilizzato solo per chi è agli arresti domiciliari. La novità, invece, è l'applicazione esterna per l’affidamento in prova, permessi, lavoro esterno. Riteniamo che l’allargamento del suo utilizzo anche per le misure alternative alla detenzione vada letta anche come un incentivo ad adottarla per i magistrati che finora l'hanno applicata poco e che da ora in avanti avranno l’obbligo di motivare il diniego all’utilizzo ritenendo il soggetto troppo pericoloso. Anche i correttivi all’istituto dell’affidamento in prova con l’innalzamento del tetto di pena da scontare da tre a quattro anni, rappresenta un ulteriore passo avanti nel segno dalla funzione rieducativa della pena». Sul versante dei tossicodipendenti, sembrano essere state accolte le sollecitazioni dell’Aiga: il decreto aumenta le possibilità di affido terapeutico per i detenuti tossicodipendenti per favorire la cura nelle comunità di recupero anche in caso di recidiva per reati minori ed arriva il reato di "spaccio lieve" con pene minori da uno a 5 anni e multe per decongestionare i penitenziari. Infine, accolta una battaglia da sempre sostenuta dai Giovani Avvocati: l’istituzione del Garante nazionale dei detenuti, quale organo indipendente preposto a una tutela extra-giudiziale dei diritti di quanti si trovano ristretti negli istituti penitenziari. Ma sui ddl in materia civile e penale gli under 45 avvertono: «Non siamo più disponibili a subire “interventi-ritocco” che non risolvono nulla. Dichiariamo la nostra piena disponibilità ad elaborare soluzioni di tipo strutturale per interventi organici di riforma in ambito civile e penale. Chiederemo di essere sentiti in Commissione Giustizia di Camera e Senato, poiché dinanzi ad una Giustizia al collasso, non sono più permessi rinvii. In materia civile, siamo assolutamente contrari alla cosiddetta “motivazione a pagamento” che rappresenta una ulteriore compressione del diritto di difesa e ci riporta indietro di trecento anni. Per quanto riguarda il penale, siamo pronti al confronto su temi centrali, quali il sistema delle misure cautelari, la revisione dei meccanismi di impugnazione in Cassazione, limitando quelle dei pm nei casi di sentenza doppia-conforme di assoluzione; la possibilità di arrivare all'archiviazione per irrilevanza del fatto; il potenziamento dei riti speciali».

Luigi Berliri (da Mondoprofessionisti del 19.12.2013)