mercoledì 21 novembre 2012

Messaggio di De Tilla (Oua) per il Congresso di Bari

Giovedì si apre il XXXI Congresso Nazionale Forense al Teatro Petruzzelli, ospiti della sapiente ospitalità del Consiglio dell'Ordine di Bari, colgo questa occasione per rivolgermi a te per rappresentare i temi salienti di questa importante assise e nel contempo per lanciare un messaggio all'opinione pubblica, non sempre adeguatamente sensibilizzata alle battaglie dell'avvocatura per la tutela dei diritti dei cittadini e per la difesa della Costituzione.  Come ben sapete, la Giustizia italiana è da anni in uno stato di perenne emergenza, sono costanti le denunce sull’eccessiva lunghezza dei processi, sul mastodontico arretrato da smaltire e per le ricadute negative sul Paese in termini di Pil e di occasioni di sviluppo.  Eppure sono decine le ipotesi di lavoro concrete avanzate dall’avvocatura, e dall’Oua, per rispondere ai diversi problemi che colpiscono la macchina giudiziaria. La Politica, però, elude queste proposte, rifiuta il confronto con gli Avvocati, cioè con coloro che operano in prima linea nei tribunali e non riesce ad avviare serie riforme, insistendo con interventi frammentari, sterili e spesso con chiari profili di incostituzionalità, come avvenuto con l’intervento legislativo teso a chiudere 1000 uffici giudiziari, contrastato dall’Oua, con ricorsi ai Tar presentati in quasi tutte le Regioni (e già oggetto di un rinvio alla Consulta a Pinerolo), ma anche con l’obbligatorietà della mediazione, quest’ultima, giustamente già bocciata dalla Corte Costituzionale. Proprio in queste ore ci stiamo opponendo con forza a un ulteriore tentativo delle lobby della “giustizia privatizzata” di reintrodurla con un emendamento al decreto Sviluppo al Senato. Non cederemo, siamo disposti a riscendere in piazza e proclamare altri dieci giorni di sciopero. Ma da respingere sono anche altri provvedimenti che comprimono i diritti del cittadino, tra questi: l’aumento del contributo unificato e l’introduzione del filtro in appello. Allo stesso tempo l’avvocatura, ha continuato a subire attacchi alla propria indipendenza, con provvedimenti legislativi che tendono a equiparare il lavoro di un legale a quello di una semplice impresa. Abbiamo assistito all’abolizione delle tariffe, all’introduzione dei soci di capitale nelle società professionali, alla delegificazione dell'ordinamento forense. È stata una manovra a tenaglia, avviata nel 2006 dal Governo Prodi, con la legge Bersani, e continuata successivamente con i provvedimenti varati dall'Esecutivo Monti. Una linea rossa unisce politiche che subordinano il diritto di difesa a logiche mercatiste e che mette in discussione la giustizia come bene pubblico e universale. Senza, oltretutto, attaccare quelle storture che, invece, sono alla radice del cattivo funzionamento del sistema giudiziario e che sono un ostacolo non solo alla competitività del Paese, ma alla soddisfazione di diritti fondamentali dei cittadini.  Questo XXXI Congresso in questa meravigliosa città di Bari, è un'occasione da non perdere per la classe forense. Può e deve essere il punto di partenza di una sera politica riformista sulla giustizia basata sull’efficienza e la modernità, attraverso la riorganizzazione della macchina giudiziaria (manager, aziendalizzazione, tribunali tecnologici, estensione prassi positive), l’autogestione delle risorse del settore, il processo telematico, la riforma dell’appello e della magistratura onoraria, una seria revisione della geografia giudiziaria (il contrario di quanto fatto fino ad ora), l’implementazione della mediazione facoltativa e di qualità, lo smaltimento straordinario dell’arretrato (senza rottamare cause). Ma anche per il rilancio della professione forense con un’attenzione forte ai giovani e alle pari opportunità. Ma soprattutto garantendo una maggiore dinamicità all’avvocatura, senza però mettere in discussione l’indipendenza della categoria e intervenendo sull’accesso, con l’introduzione del numero programmato all’Università.

(Da Mondoprofessionisti del 20.11.2012)