martedì 26 agosto 2014

LA CASSA “MERITA” UN’EDIZIONE STRAORDINARIA

L'obbligo d'iscrizione ha scatenato
una serie di proteste:
dal ricorso al Tar fino al ricorso
alla Corte europea dei diritti dell'uomo

L’obbligo di iscrizione alla Cassa forense anche per coloro che guadagnano meno di 10.300 euro sta sollevando un polverone, soprattutto tra i professionisti più giovani e più a basso reddito. Il nuovo obbligo contributivo (700 euro di minimo soggettivo, più 150 euro per la maternità) viene infatti visto come l’ennesima gabella a carico di una categoria che, soprattutto tra gli under 35, denuncia da anni guadagni in picchiata e condizioni sempre più precarie. È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 192 del 21 agosto il comunicato del ministero del lavoro che dà notizia dell'approvazione del regolamento attuativo dell'articolo 21 della legge 247/2012 (riforma forense). Il provvedimento interessa circa 50 mila legali per i quali da oggi scattano una serie di novità: procedimento di iscrizione d'ufficio alla cassa con delibera della giunta esecutiva a seguito di comunicazione di avvenuta iscrizione all'Albo da parte del Consiglio dell'Ordine, contribuzione minima dimezzata con possibilità di integrare i propri versamenti nell'arco dei primi otto anni di iscrizione alla Cassa, retrodatazione sino a tre anni per chi si iscrive oggi all'ente di previdenza degli avvocati, nessun limite di età per beneficiare di quanto previsto dalle nuove norme. Nel dettaglio, si prevede la possibilità di versare un contributo minimo soggettivo dimezzato, circa 700 euro all'anno (più 140 di contributo di maternità) nei primi sei anni. A fronte del dimezzamento della contribuzione annuale, però, verranno riconosciuti solo sei mesi di anzianità contributiva ai fini previdenziali, ciò per garantire la sostenibilità finanziaria del sistema. Al contrario di quanto avviene per l'Inps, però, la Cassa offre al professionista la possibilità di integrare quanto versato sino agli otto anni successivi all'iscrizione. Le nuove norme si applicano a tutti gli avvocati senza limiti d'età in quanto, secondo l'impostazione data al provvedimento, «è ormai evidente che la crisi dell'Avvocatura è intergenerazionale e colpisce i giovani come gli ultra-quarantenni». Il regolamento, tuttavia, sarà molto probabilmente impugnato innanzi al Tar Lazio. Molti dei destinatari della nuova disciplina infatti avrebbero voluto dei nuovi scaglioni di contribuzione parametrati alla reale capacità reddituale di un'avvocatura economicamente più debole. A tal proposito, dal sette agosto (data di approvazione del regolamento da parte dei ministeri vigilanti) i toni della protesta si sono fatti più accesi su Facebook (dove sono presenti diversi gruppi di discussione a tema) fino ad arrivare all'idea diffusa di presentare ricorso alla magistratura per ottenere la sospensiva delle nuove regole. Polemiche alle quali il presidente di Cassa Forense Nunzio Luciano ha replicato ricordando che l'alternativa ai 700 euro di contributo minimo richiesto dall'ente è il 27% di aliquota: 1350 euro su 5000 euro di reddito oppure 2700 euro su 10.000. Poiché alla contribuzione previdenziale per legge nessuno si può sottrarre.


(Da Mondoprofessionisti del 25.8.2014)